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Un tempo erano blog più o meno avanzati. Poi qualcuno ha capito che WordPress poteva soddisfare molte più esigenze di quelle di un redattore solitario…

Estate 2014, Roma. Durante una festa in terrazza, incautamente dico ad un tipo appena presentatomi come webmaster che anche io faccio qualche sito. Nella mia mente è una di quelle cose che si dicono così, tanto per fare conversazione, come damine vittoriane davanti al the: “Sa, anche io mi diletto col ricamo” “Oh, davvero? E preferisce il tombolo o il punto croce?“.
Lui invece la prende meno cordialmente e con digitale sospetto mi interroga sulle mie competenze in fatto di linguaggi informatici (ho poi scoperto essere il metro con cui gli informatici valutano la possibilità che la materia organica di fronte sia un loro simile).

In realtà conosco solo HTML e CSS… i siti li faccio in WordPress.
Ah beh, allora non fai siti, fai blog…

Con l’atteggiamento di un maestro jedi davanti a un padawan, il tipo sorride sprezzante e se ne va ad attaccar bottone con ben più analogiche fanciulle. Mentre io resto affacciato sui tetti di Roma a macerare il dubbio di aver detto una boiata pazzesca.
A quei tempi (!), dunque, i siti realizzati in WordPress non potevano essere definiti siti. Erano figli di un web minore, eredi bastardi del php, presunzione di una piattaforma che pretendeva di assegnare a un blog la dignità di un sito.
Lady Lysbeth, che orrore! Un ricamo crewer con un ferro 12… che inaudita volgarità!

Per fortuna, però, il mondo del web cambia in fretta ed è opportuno non coltivare troppe certezze. Così oggi il 48% dei siti che popolano il web sono realizzati in CMS (fonte: W3Techs). E di questi la stragrande maggioranza è realizzata in WordPress, come fanno notare con precisione di dati di BuiltWith sulla diffusione dei singoli CMS: la piattaforma rappresenta il 52% dei siti CMS presenti sul web e il 31% dei primi 10mila siti CMS al mondo.

 

Per i più pignoli, i dati (agosto 2017) confermano alcuni trend già in atto da tempo:

  • La crescita complessiva di WordPress è data dall’aumento della sua diffusione fra i primi 10mila siti, mentre decresce la sua presenza fra i primi 100mila e il milione.
  • Drupal mostra lo stesso trend di WordPress ma con numeri molto inferiori.
  • Joomla è sempre meno diffuso, su tutta la linea. E forse si avvia verso il tramonto.
  • Nella classifica dei primi 10mila siti CMS, il secondo classificato è WebEx: una piattaforma ideata per lavorare da remoto prodotta da Cisco.
  • In Italia, sommando tutte le versioni, WordPress rappresenta il 63% dei siti CMS contro il 10% di Joomla e il 2% di Drupal.

A scanso di equivoci, non scrivo per affermare che WordPress sia il futuro del web, né il modo più virtuoso di mettere su qualcosa da agganciare ad un URL. E neanche per fare una pernacchia al tipo del terrazzo. Ma quasi 19 milioni di siti al mondo realizzati con una stessa piattaforma mi sembrano un buon indicatore dell’esistenza di un mercato che sarebbe davvero miope ignorare o relegare come legato al bisogno di un esercito di blogger (anche perché New York Times, CNN, Forbes, GM, UPS e una ricca schiera di gente che vorrei avere per cliente ne fa uso per la loro presenza digitale).

WordPress cresce perché intercetta lo spirito del tempo, che è quello di mettere il contenuto al centro del ragionamento. E mettere al centro il contenuto significa mettere al centro l’utente. Per questo chi realizza siti in WordPress deve avere una visione strategica diversa dal webmaster “classico”, più orientata alla produzione condivisa dei contenuti e alle esigenze comunicative o marketing-oriented del cliente. Alla fine della fiera, quando il cliente ha davanti il suo sito, poco gli interessa se è stato realizzato a tombolo o a punto croce.

 

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